
Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali DSM-V, la diagnosi di PTSD si pone nel momento in cui una persona, esposta ad eventi traumatici, sviluppa duraturi sintomi intrusivi, di evitamento e di iperattivazione che determinano una grave compromissione della sfera sociale e psicofisica.
In sostanza il soggetto ha vissuto, ha assistito o si è confrontato con un evento o con eventi che hanno implicato morte, minaccia di morte, gravi lesioni oppure un alto rischio all’integrità fisica propria o di altri.
Quanto più l’individuo percepisce come minaccioso per se stesso l’evento, tanto più avrà la possibilità di sviluppare un PTSD.
Accade dunque che, chi si trova in una condizione di forte shock emotivo, reagisca con una serie di sintomi e comportamenti che limitano fortemente la normale funzione di ogni attività giornaliera.
E’ comune la percezione di rivivere continuamente, attraverso l’immagine dei ricordi associati all’evento o di pensieri riferiti allo stesso, la sensazione di pericolo, paura ,angoscia e terrore che attivano risposte fisiologiche che creano un vero e proprio squilibrio psicofisico.
Tale squilibrio può comportare:
- Insonnia
- Ipervigilanza
- Allucinazioni
- episodi dissociativi riguardanti flashback
- difficoltà a concentrarsi
- irritabilità
- sensazione di allarme continua e sproporzionata
Frequentemente si evidenzia una difficoltà a gestire le attività relazionali e sociali e si è più inclini a manifestare un certo distacco affettivo. Può essere presente anche un disinteresse per contesti fino a quel momento significativamente importanti.
Questo ritiro è, in parte dovuto, alla paura di poter ritrovarsi in luoghi o situazioni che richiamano simbolicamente o concretamente, gli eventi del trauma e che acuiscono il senso di inefficacia e impotenza.
Secondo il DSM-V, è possibile diagnosticare un PTSD, quando i criteri e i sintomi descritti si presentano per almeno un mese. E’ importante anche distinguere se il disturbo è in fase “acuta” (nei primi tre mesi dall’evento) “cronica” (se la durata dei sintomi è 3 mesi o più) oppure ad esordio ritardato ( se i sintomi compaiono 6 mesi dopo l’evento stressante).
Cosa fare e a chi rivolgersi?
Un percorso di psicoterapia, integrato a sedute di EMDR, può essere la soluzione più adatta per affrontare e gestire al meglio la condizione di disagio e sofferenza.
Secondo il modello AIP Adaptive Information Processing, (Shapiro, 1995) l’informazione, legata ad esperienze traumatiche o stressanti non sempre è elaborata completamente, le percezioni iniziali saranno immagazzinate essenzialmente come sono state nell’input, insieme con pensieri distorti o percezioni sperimentate al momento dell’evento. Possiamo immaginare dunque, il nostro sistema nervoso centrale similarmente ad un computer, che acquisisce “un file” con delle informazioni ben precise, contestualmente alla situazione traumatica e alla percezione legata ad essa.
Un file contenente informazioni sull’evento riguardo immagini, suoni, odori, tatto, gusto, sui pensieri legati a quel momento, sulle Emozioni e le sensazioni fisiche provate ed una serie di convinzioni negative su se stessi e sul modo in cui si è affrontato l’evento.
Il trauma dunque, causa una interruzione della normale elaborazione adattiva della informazione che risulta bloccata e mantenuta in maniera disfunzionale nelle reti mnemoniche, tutto ciò contribuisce a sminuire il senso di valore dell’individuo, la sua sicurezza, la sua abilità ad assumersi responsabilità e limita fortemente il senso di controllo e di scelta nella quotidianità
Possiamo immaginare che da qualche parte nella nostra memoria quel file vada “aggiornato” e che abbia bisogno di essere riscritto nella giusta maniera. Il cambiamento è determinato dunque dal risultato dell’elaborazione di questi ricordi nell’ambito di reti adattative più ampie.
Attraverso un percorso di psicoterapia è possibile riportare in un contesto sicuro eventi e sensazioni percepiti come insostenibili dalla persona, legati all’evento passato e che poco o nulla hanno a che vedere con l’esperienza presente. Le sedute di Emdr attraverso la stimolazione bilaterale atta a sincronizzare gli emisferi cerebrali e a desensibilizzare il ricordo traumatico, aiutano a:
- cambiare la prospettiva cognitiva negativa,
- riscrivere una nuova percezione corporea,
- ricollocare le sensazioni e le percezioni in un preciso evento passato
- assimilare e integrare la nuova esperienza, riadattandola al presente in una cornice di riferimento più funzionale e adeguata per la persona