
Il termine Burnout significa letteralmente “scoppiato”, La definizione che la Maslach fornisce è di “sindrome caratterizzata da esaurimento emozionale, depersonalizzazione e riduzione delle capacità personali”, e fa riferimento principalmente ad una condizione di forte stress correlato alla situazione lavorativa.
I soggetti maggiormente a rischio, sono quelli appartenenti alle cosi dette categorie di “helping profession”, ossia quelle che esercitano professioni legate a relazioni di aiuto (medici, infermieri, oss, insegnanti etc..)
La sindrome di burnout può essere letta come una sorta di sovraccarico emozionale seguita successivamente da un esaurimento emozionale determinato da una o più situazioni stressogene protratte nel tempo.
La Maslach riconosce alcune caratteristiche legate alla sindrome:
- Particolari condizioni psicofisiche: ansia, irritabilità, esaurimento fisico , agitazione, senso di colpa, disistima, scarsa capacità d’ascolto.
- Somatizzazioni : emicrania, sudorazioni, insonnia, gastrite.
- Reazioni comportamentali disfunzionali legati al lavoro: assenze, ritardi, isolamento e difficoltà di interazione con i colleghi, comportamenti stereotipati.
In genere i soggetti hanno la sensazione di non avere energie sufficienti per affrontare la quotidianità, l’apatia e la demotivazione li rende distaccati nei confronti del lavoro ed è come se fossero svuotati, come se ci fosse un vero e proprio esaurimento delle risorse emozionali.
In fasi acute si possono manifestare episodi di depersonalizzazione, c’ è distacco e ostilità verso colleghi e superiori vissuti con fastidio e cinismo.
Tali atteggiamenti possono avere ripercussioni principalmente in due aree:
- Ambito lavorativo: bassa produttività, sensazione di non saper fare il proprio lavoro e di non raggiungere gli obiettivi, scarsa resilienza e adattabilità al cambiamento.Relazioni interpersonali: aggressvità, incapacità di ascolto, sospettosità verso gli altri.
Il soggetto si sente perennemente incompetente e inadatto al ruolo professionale che svolge, questo, come in una spirale senza uscita, genera sensi di colpa soprattutto nei confronti delle persone con cui ci si è inariditi a causa della mancanza di desiderio e piacere nello stare nell’ambinete lavorativo oramai vissuto come monotono e insoddisfacente.
Si possono dunque identificare almeno 4 elementi che possono metterci in allarme:
- affaticamento fisico ed emotivo.
- atteggiamento distaccato e apatico nelle relazioni interpersonali.
- sentimenti di frustrazione a causa delle aspettative disilluse.
- perdita di capacità di controllo e sovradimensionamento dell’esperienza lavorativa che diventa fallimentare su tutti i fronti.
Cosa fare e come prevenire.
Innanzitutto è necessario non sottovalutare i campanelli di allarme ed in questo senso è importante intervenire da un punto di vista individuale, fornendo nuove strategie per aumentare le competenze sociali, e acquisire strumenti quali tecniche di rilassamento e gestione dello stress che aiutino la persona a gestire le reazioni emotive e psicofisiche disfunzionali.
E’ inoltre utile che l’azienda si avvalga di un professionista qualificato come uno psicologo o psicoterapeuta, per gestire attraverso gruppi di discussione e di confronto anche le relazioni fra i dipendenti al fine di aumentare l’efficacia interpersonale fra i membri dello staff e la creatività , in modo da ridare al soggetto una nuova visione di sé nell’ambito lavorativo.